lunedì 26 ottobre 2015

Della mutabilità di Jo Shapcott. Una raccolta che esplora la morte e la natura del cambiamento. Traduzione di Paola Splendore. Nelle librerie dal 5 novembre 2015 per Del Vecchio Editore
























Tradotta per la prima volta in Italia  una delle più intense poetesse contemporanee. Il ritmo dei versi di Jo Shapcott, pubblicati in Italia da DelVecchiioEditore con la traduzione di Paola Splendore, è rapido e insieme ondeggiante, il suo linguaggio sensoriale e intellettuale è insieme enigmatico e diretto, difficilmente incasellabile, con richiami a Chaucer e Rilke.  La poesia di Shapcott è di rado apertamente autobiografica, anche laddove gli eventi traumatici della sua vita, come la malattia che l’ha colpita nel recente passato e da cui si è completamente ripresa, vengono rielaborati in maniera più evidente, come in Procedure: la descrizione del sapore amaro delle mandorle, che rimanda al pericolo della morte, si tramuta, sorso dopo sorso in una sorta di inno al tè che rivela la gratitudine per la possibilità di poterne ancora gustare il sapore, e si spinge fino al metaforico accenno a una nuova capacità percettiva che rivela un’identità rinnovata, e alla gioia del poter ancora avvertire l’energia e la potenza salvifica della poesia.

Jo Shapcott (Londra, 1953) ha studiato a Oxford e Harvard con Seamus Heaney. Tra le sue raccolte: Electroplating the Baby (1988), Phrase Book (1992), My life asleep (1998). Of Mutability/Sulla mutevolezza le è valso il Costa Book Award For Poetry. Nel 2011 le è stata conferita la Golden Medal For Poetry.

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